Pranzo di Natale Vegan per il 2011

Finalmente arriviamo al giorno di natale! Anche questo 2011 volge alla sua fine, ma non c’e’ giorno migliore per circondarsi delle persone care per gustare qualche piatto tradizionale e qualche nuovo sapore vegan.
Alla nostra tavola porteremo prelibatezze delle nostre regioni vicine e lontane. Accompagneremo il gusto con le storie di queste ricette vegan natalizie!

Antipasti:

Primi:

Secondi:

Dolci e Dessert:

Insomma abbiamo raccolto le verdure e la frutta di stagione e le abbiamo miscelate con la nostra carta geografica! Il risultato ottenuto è un delizioso pranzo di natale con i fiocchi!!! Vi Auguriamo Buone Feste per questo Natale Vegan 2011!

Per alcune delle ricette che vi abbiamo consigliato, ringraziamo in ordine di apparizione i blog e le altre fonti dalle quali le abbiamo trovate e provate:

Cenone Vegan per la Vigilia di Natale 2011

Come in altre occasioni non poteva mancare un nostro articolo su questo primo appuntamento mangereccio della tradizione pagana. Non vogliamo stare a pensare come sostituire i tipici piatti che generalmente vengono consumati in questo periodo, ma abbiamo voluto scegliere delle combinazioni di ricette vegane che si abbinano sia alle verdure di stagione sia ad altre festività di paesi che circondano il “nostro mare”, il mediterraneo.


Di seguito potete trovare il nostro menù per questo Cenone Vegan della Vigilia di Natale 2011.

Antipasti:

Primi:

Secondi:

Dolci e Dessert:

E questo è il nostro modesto contributo alle vostre festività, ci auguriamo che le passiate bene e in un buona compagnia!

Per alcune delle ricette che vi abbiamo consigliato, ringraziamo in ordine di apparizione i blog e le altre fonti dalle quali le abbiamo trovate e provate:

Ricette Vegan Prova il Nuovo Look!

Lo Staff di Ricette Vegan presenta il nuovo look!

In questi giorni stiamo provando ad aggiornare il nostro tema grafico, pensiamo che essere al passo con i tempi sia fondamentale per esistere in internet, quindi ci stiamo sforzando di trovare la giusta misura per ottenere un look genuino ma anche pronto per il “web 3.0”!

Per adesso ci pare che la “struttura” ci piaccia, vedremo come personalizzare al meglio tutto il sito. Volevamo dare piu’ spazio alle immagini e ci sembra che ora abbiamo il compromesso migliore.

Ci auguriamo che questo cambiamento favorisca ancora di più la lettura e la partecipazione a questo spazio di ricette vegan. Vi ricordiamo inoltre che questo sito e’ già fruibile attraverso smartphone android, iphone, blackberry, ecc. Fateci sapere come vi sembra la navigazione 😉

Mete di Viaggio per Vacanze Vegan 2011

Visto che siamo tornati e tornate da poco, non possiamo fare altro che suggerire delle mete per chi deve ancora partire ed aspetta la fine dell’alta stagione.

Nonostante sappiamo di poter trovare cibo in abbondanza su ogni parte del globo, è sempre curioso scoprire dei tipici locali in cui condividere le proprie scelte anche a differenti latitudini. Non a caso esistono anche diverse community per mettere in connessione vegan di diverse parti del mondo o semplicemente “lontani da casa”. Una di queste e’ “vegan” su meetup, e l’altra e’ Vegan Around the World Network. Se poi non sapete dove andare a dormire possiamo consigliarvi un altro sito, che si chiama Couch Surfing, dove potete cercare fra chi offre posti letto, divani o altre sistemazioni per i traveller e potete filtrare la ricerca usando la parola “vegan” in modo da poter trovare posti e pasti per costi e gusti al pari di quelli domestici! anche se vi trovate aldilà del globo !!!

Dopodiché abbiamo consultato per voi happycow alla ricerca di quali città del mondo offrono abbondanti risorse tra locali, ristoranti, erboristerie, negozi naturisti, abbigliamento meat-free, ecc.

Top 10 delle Mete Vegan per l’Estate 2011 !!!

Di seguito una lista delle 10 città dove happycow ha registrato la maggiore presenza di locali veg-friendly:

  1. Singapore (*233)
  2. LondonEngland (*232)
  3. BangkokThailand (105)
  4. Hong Kong (*102)
  5. TorontoOntario (101)
  6. BerlinGermany (88)
  7. Kuala LumpurMalaysia (87)
Dopodiché se volete rimanere in Italia, potete sempre scegliere una località di vostro gradimento e cucinarvi tranquillamente, romanticamente ed economicamente in casa seguendo le nostre ricette !!! 😉
Buone Vacanze Vegan dallo staff!

Omega 3

Eccoci di ritorno dalle brevi vacanze e abbiamo in serbo per voi un articolo che ci auguriamo sia interessante!

Parliamo degli Omega 3 una categoria di acidi grassi indispensabili per il nostro organismo e piuttosto rari, generalmente, per l’alimentazione vegan.

Vediamo cosa dice wikipedia a riguardo:

Gli Omega-3 (o PUFA n-3) sono una categoria di acidi grassi essenziali (ai quali appartengono anche gli Omega 6), indispensabili per il corretto funzionamento dell’organismo. Sono noti soprattutto per la loro presenza ed il mantenimento dell’integrità delle membrane cellulari. Talvolta sono raggruppati come vitamina F (dall’inglese fatty acids)

Invece su veganitalia in un articolo tratto a loro volta da greenme.it, troviamo nello specifico gli alimenti in cui possiamo reperire gli Omega 3:

Semi ed olio di lino
L’olio di lino è in assoluto la fonte vegetale più ricca di Omega 3 e la più utile per mantenere una dieta bilanciata anche escludendo i cibi di derivazione animale. Dovete infatti tenere presente che tutti gli altri alimenti vegetali che incontreremo nel corso dell’articolo contengono Omega 3 in quantità molto meno concentrate rispetto all’olio di lino, e spesso accompagnate da elevate quantità di Omega 6, con la conseguenza di sbilanciare il rapporto tra le due categorie di acidi grassi. Stando alla tabella pubblicata dalla Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, un solo cucchiaio di olio di lino (pari a 15 ml) fornisce circa 6,6 grammi di Omega 3, mentre 30 grammi di semi di lino macinati ne forniscono circa 3,2. È importante sapere che l’olio di lino è un alimento particolarmente delicato: non deve essere esposto alla luce e al calore diretto e, di conseguenza, non può venire impiegato per cucinare. Può essere invece usato come condimento a crudo per verdure, legumi e salse, oppure come semplice integratore alimentare. I semi di lino invece, che devono essere rigorosamente macinati per poter essere assimilati dall’organismo, ben si prestano a rendere più completi e gustosi i vostri piatti, dai cereali, alle insalate, alle minestre.

Noci e cereali
Subito dopo i semi e l’olio di lino, troviamo le noci. Circa 30 grammi di noci forniscono al nostro organismo quasi 2 grammi di acido alfa-linoleico (uno degli acidi grassi del gruppo Omega 3). Tra i cereali, invece, le quantità di Omega 3 sono molto meno rilevanti: ad esempio, 30 grammi di germe di avena o di germe di grano  contribuiscono al nostro fabbisogno quotidiano di acido alfa-linoleico, rispettivamente, con 0,2 e 0,1 grammi. Troppo poco per poter diventare la base di una dieta bilanciata. Infine, tornando alla frutta secca, della piccolissime quantità di si trovano anche in nocciole e mandorle.

Vegetali a foglia verde
Spinaci, broccoli, lattuga e cavolo verde, oltre ad essere delle importantissime fonti di vitamine e di minerali, contengono anche una piccola percentuale di Omega 3. 230 grammi di verdura cruda forniscono, infatti, circa 0,1 grammi di acido alfa-linoleico: una quantità che, da sola, non sarebbe sufficiente a soddisfare il nostro fabbisogno giornaliero, ma che contribuisce a fare della verdura un complemento irrinunciabile per la nostra alimentazione.

Alcune leguminose
Anche fagioli, piselli, lenticchie, ceci e, soprattutto, la soia e i suoi derivati (come il latte e il tofu) contengono piccole quantità di Omega 3: 200 grammi di semi di soia cotti forniscono circa 1 grammo di acido alfa-linoleico, mentre una tazza di latte di soia, pari a 240 ml, ne fornisce circa 0,4 grammi.

Alghe e olio algale
Alimento tradizionale e molto diffuso in Giappone e in altri paesi orientali, le alghe sono ormai entrate in commercio anche in Occidente come cibo alternativo e dalle numerose virtù nutrizionali. Tra queste, c’è anche la ricchezza di Omega 3, che varia a seconda del tipo di alga. Le alghe, infatti, come abbiamo visto, non sono tutte uguali: possono essere marine o di acqua dolce e più o meno ricche di fibre, di vitamine, di carboidrati o di aminoacidi. In alcuni casi, sono anche delle valide sostitute della carne. Possono essere consumate sia in foglie che sotto forma di compresse e di olio algale, come integratori alimentari, e potete acquistarle nelle erboristerie, nei negozi di alimenti naturali e su alcuni siti web specializzati (come ad esempio Algheria.it).

Infine, tenete presente che l’assimilazione degli Omega 3 viene favorita dalla riduzione del consumo di oli ricchi di Omega 6, come ad esempio l’olio di semi di mais o quello di semi di girasole, che dovrebbero essere sostituiti il più possibile con olio di oliva.

In breve, possiamo dire che nelle noci e nell’olio di lino, risiede la maggiore percentuale di Omega 3, quindi per noi vegan è importante inserire nella nostra dieta questi alimenti!

Se voleteavere qualche idea in piu’ sule noci, seguendo questo link troverete una lista di articoli e di ricette vegane su RicetteVegan!!!

fonti: wikipediaveganitaliagreenme

Vitamina D

Proseguiamo la nostra ricerca di elementi fondamentali per un’alimentazione completa. Questa volta parliamo della Vitamina D.

Vitamina D

Esistono due forme di vitamina D: endogena – sintetizzata dall’organismo per azione della luce solare – ed esogena, assumibile tramite l’alimentazione. Questa vitamina stimola l’assorbimento a livello intestinale di calcio e fosforo; la sua funzione è quella di regolare il bilancio di calcio nell’organismo incrementando il suo livello ematico tramite aumentato assorbimento intestinale. Il calcio in più viene assorbito dalle ossa irrobustendone la struttura.
Alle nostre latitudini un’esposizione di 15-20 minuti di mani e viso alla luce solare sono sufficienti a garantire un’adeguata produzione di vitamina D endogena, tranne che per gli anziani nei quali la sintesi si assesta ad un livello molto basso. Questi soggetti devono ricorrere ad un apporto esogeno di vitamina D assumendo, ad esempio, cibi fortificati (latte di soia o riso , alcuni tipi di succhi di frutta e altri prodotti) facilmente reperibili anche nei supermercati. Negli altri casi, normalmente, l’apporto esogeno non è necessario, ma vi si può comunque ricorrere in caso di dubbio o aumentato fabbisogno. (fonte: Vegan Italia)

Come nel caso della Vitamina B12, pubblichiamo di seguito una tabella con alcuni alimenti che contengono Vitamina D. I dati sono estratti dal sito www.valori-alimenti.com. I valori nutrizionali dei prodotti di marca sono stati ricavati dalle confezioni dei prodotti e dalle informazioni presenti sui siti dei rispettivi marchi.

Tutti i valori si riferiscono a 100 grammi di alimento, i link riportano alla pagina dei valori nutrizionali del singolo alimento (sul sito www.valori-alimenti.com)

Funghi secchi 3.9 mcg
Fiocchi di cereali allo sciroppo d’acero 3.3 mcg
Latte di soia 1.2 mcg
Bevanda al riso 1 mcg
Muesli 0.7 mcg
Funghi coltivati 0.2 mcg
Funghi porcini 0.1 mcg

Ringraziamo i siti citati per la disponibilità delle informazioni.

Sagra del Seitan 2011 e VeganCamp

La Sagra del Seitan, l’appuntamento fiorentino con l’etica vegan e la buona cucina senza derivati animali e quindi senza sofferenza, si terrà quest’anno sabato 4  e domenica 5 giugno, presso il Circolo Ricreativo di Pozzolatico, sulle colline fiorentine, in via Imprunetana per Pozzolatico 227, Impruneta (Firenze). Questi gli orari: Sabato: 15,00 – 24 e Domenica: 10,00 – 23,00.
La Sagra, come sempre, sarà all’insegna della buona cucina per permettere a chi è vegan di trascorrere una piacevole giornata e di gustare le delizie vegane, senza alcun derivato animale. Ma è anche e soprattutto l’occasione per chi vegan non è di venire a conoscere questo mondo, rispettoso di tutti gli esseri viventi.

Sagra del Seitan 2011

Il 5 Giugno 2011 si svolgerà il secondo VeganCamp alla Sagra del Seitan di Pozzolatico.
www.sagradelseitan.it
www.vegancamp.it

Il VeganCamp è l’appuntamento italiano dei blogger Vegani/Vegetariani. E’ l’occasione ideale per tuti i blogger Veg per fare il punto della situazione sull’informazione in Italia e sulle difficoltà tecniche e editoriali del mondo dei blogger. La partecipazione è gratuita previa iscrizione. Sarà possibile partecipare ascoltando gli altri blogger o proponendo un proprio argomento.

Vitamina B12

Chi ha affrontato la scelta vegan, ha in qualche modo sentito parlare della vitamina B12, volevamo quindi approfondire assieme l’argomento. In giro per la rete abbiamo preso alcuni spunti per spiegare un poco a cosa serve e dove trovarla.

Vitamina B12

La vitamina B12 è necessaria per la divisione delle cellule e la formazione del sangue. Gli alimenti di origine vegetale non contengono vitamina B12, se non quando sono contaminati da microrganismi. Per questo motivo, i vegani devono integrare la propria dieta con vitamina B12 contenuta in altre fonti. Nonostante il fabbisogno di vitamina B12 sia molto modesto – 1 milionesimo di grammo (cioè 1 microgrammo) al giorno per gli adulti – una deficienza di vitamina B12 rappresenta un serio problema, che può danneggiare irreversibilmente il sistema nervoso. I vegani previdenti includeranno quindi nella propria dieta il giusto apporto di vitamina B12. Ad ogni modo, una deficienza di vitamina B12 è veramente molto rara, anche tra i vegani da lunga data. (fonte: InternationalVegetarianUnion)

Pubblichiamo di seguito una tabella degli alimenti che contengono la cobalamina o vitamina B12. I dati sono stati estratti dal sito www.valori-alimenti.com. I valori nutrizionali dei prodotti di marca sono stati ricavati dalle confezioni dei prodotti e dalle informazioni presenti sui siti dei rispettivi marchi.

Tutti i valori si riferiscono a 100 grammi di alimento, i link riportano alla pagina dei valori nutrizionali del singolo alimento (sul sito www.valori-alimenti.com)

Cereali, Kellogg’s Special K 19.5 mcg
Cereali, Kellog’s All-bran 18.8 mcg
Fiocchi di cereali allo sciroppo d’acero e noci 2.89 mcg
Fiocchi di mais e crusca con frutta e nocciole 2.73 mcg
Hamburger di soia 2.01 mcg
Olive nere 1.26 mcg
Latte di soia 1.08 mcg
Carruba dolce, senza zucchero 0.28 mcg
Funghi porcini 0.1 mcg
Funghi coltivati 0.04 mcg
Lievito di birra fresco 0.01 mcg

Ringraziamo i siti citati per la disponibilità delle informazioni.

Ristoranti e Locali Vegan a Roma

Siamo in ritardo, come al solito ormai, con le nuove ricette da proporvi, ma in questi giorni abbiamo pensato di venirvi incontro suggerendovi un po’ di Ristoranti e Locali Vegan a Roma!
Man mano che sperimenteremo posti nuovi vedremo di aggiungere i link alla colonna di destra.

Ristoranti e Locali Vegan a Roma
Ristoranti e Locali Vegan a Roma

In primo luogo parliamo del Geco Biondo, un piccolo localino nei pressi di Viale Marconi. Un buona accoglienza e un arredamento casalingo ci danno subito un tono e un calore differenti dai soliti ristoranti. Provando uno dei menu’ fissi, siamo rimasti e rimaste un pochino insoddisfatti dalla capienza delle portate, ma non abbiamo potuto dire nulla sul sapore e sulla presentazione dei piatti. A parere nostro un luogo carino dove passare una cenetta a due.

Dopodiche’ vi parliamo del Rewild. Anche questo un piccolo locale ma stavolta  Garbtella. Sicuramente rispetto al posto di prima l’atmosfera e’ un po’ meno “zen”. Di certo qui si sente la presenza di una coscienza animalista oltre al tocco di una buona cucina. Si mangia e si cresce assieme sui i temi dell’animalismo, da quello piu’ modaiolo a quello piu’ radicale. Un buon connubio di cibo per la mente e per il corpo! Anche qui, vi consigliamo di passarci quando volete passare una serata animata dalla curiosita’ e dalla voglia di sperimentare nuovi sapori!

Per il resto vi vogliamo anche segnalare un sito dove vengono aggiunti di volta in volta i ristoranti o gli alberghi che prevedono anche o solo pasti vegetariani/vegani nei loro menu’. Il sito si chiama “Ristoranti Verdi” ed e’ in continuo aggiornamento. Potete trovare il link anche nella colonna di lato a destra. Un altro sito, purtroppo in inglese ci parla dei luoghi dove mangiare Vegan a Roma: Slow Vegan Travel

I Link

E ancora vi lasciamo con altri link di alcuni ristoranti e locali vegetariani e vegani che potete trovare a Roma:

Mi raccomando se passate per Roma provate qualcuno di questi posti, vi troverete bene e uscirete dai soliti circuiti di questa bella citta’.

Orto Ins-orto!

Leggiamo dalle notizie du internet di un nuovo orto urbano a Roma e siamo contenti di parlarne anche sul nostro sito. Di seguito trovate l’invito all’evento.
Grande festa di inaugurazione del nostro Orto Ins-Orto Domenica 20 febbraio 2011 ore 11.00 Via degli Angeli (vicino l’Arca)

Siamo un gruppo di persone, perlopiù residenti nei quartieri Quadraro-Vigne-Torpignattara, che hanno deciso di organizzare la riappropriazione e la lavorazione di terreni agricoli ancora presenti in zona e cominciare a coltivare insieme un ORTO URBANO NEL QUARTIERE.

Abbiamo a cuore il nostro benessere e quello delle generazioni future. Per questo ci rattrista l’idea di una società che sta scivolando sempre più nell’autodistruzione, con l’inquinamento, la speculazione delle rendite sui terreni e la cementificazione di vaste aree del paesaggio urbano.
L’acqua, l’aria e la terra sono beni comuni.
L’idea di coltivare un orto insieme ci entusiasma.

Lavorazione della terra e distribuzione solidale, dunque, con agricoltura biologica e sinergica, liberazione di uno spazio all’aperto a disposizione di tutti per attività formative (comprese l’apprendimento di tecniche di coltivazione), ludiche e sociali.

Un progetto semplice e aperto, ma per questo forse ancora più ambizioso, che richiede non solo il sostegno e la solidarietà dei quartieri, ma anche la collaborazione diretta nelle forme che ciascuno può dare. Un progetto completamente autofinanziato privo di fini commerciali ed elettorali. Un progetto che vuole cucire nel tessuto del quartiere la gioia e la felicità di un lavoro libero e autorganizzato e promuovere un ritorno ad un’alimentazione sana.

Anche se la piovra della metropoli continua ad allungare i suoi tentacoli, preferiamo credere che prendersi cura della terra e seguire i suoi ritmi equivalga a prendersi cura di se stessi. Per questo crediamo molto nel progetto dell’orto, per cominciare a favorire la nascita di un modello di lavoro e di relazioni più a misura d’uomo, più degno di essere vissuto, per la qualità della vita.

Grande festa di inaugurazione del nostro Orto Ins-Orto
Domenica 20 febbraio 2011 ore 11.00
Via degli Angeli (vicino l’Arca)

Si zappa, si mangia, si parla, si gioca, si progetta insieme il nostro futuro orto
CONTRO I VELENI DELLA CITTA’ SIAMO INS-ORTI. FACCIAMO GLI ORTI!!

per info contatti idee… [email protected]

Orti e giardini tra i palazzi così Torino imiterà Parigi

Ricordate la storia del signor Chen? Piombò a Milano, in via dell’Aprica, periferia Nord, un paio d’anni fa. Per uno costretto ad abbandonare le campagne dello Zhejiang, in Cina, l’asfalto della strada e quel panorama di grigio cemento sembravano una seconda maledizione. Vide tre pezzi di terra incolta e ne fece il suo orto. Zappava e i vicini lo squadravano ostili. Quando arrivò con il primo raccolto sottobraccio chiamarono i vigili. «Di fronte a casa mia c’è un pezzo di terra incolta, che male faccio se la coltivo?», spiegò. L’orto rimase al suo posto, dicono ci sia ancora oggi.

Presto anche a Torino arriveranno i «jardins partagés»

A Milano c’è voluta la disarmante ingenuità di un cinese, e comunque gli orti urbani si sono arenati al fazzoletto di terra di mister Chen. A Torino, invece, stanno mettendo in piedi qualcosa di più «organizzato». Un piano che ha un obiettivo preciso: umanizzare l’enclave di quella che sarà la più grande trasformazione urbanistica dei prossimi vent’anni, la Variante 200; riqualificare lembi di città con idee semplici, su piccola scala e con budget limitati, complementari al grande restyling. Il progetto – realizzato da agenzia Stilema, Urban Center e Parco d’arte vivente – è già stato depositato sui tavoli degli assessori all’Ambiente e all’Urbanistica Tricarico e Viano, ricevendo la benedizione di entrambi. Il primo intervento dovrebbe partire già a settembre.

A Parigi, dove sono una realtà, li chiamano «jardins partagés». Ce ne sono più di 50, sparsi per tutta la metropoli: spazi abbandonati – tra un condominio e l’altro o tra due edifici – troppo piccoli per trovare una destinazione, senza proprietari né privati interessati a rivitalizzarli. Li hanno trasformati in aree verdi, giardini, orti, parchi gioco progettati, creati e gestiti con la partecipazione degli abitanti del quartiere. Da quest’autunno anche Torino li avrà, per ora solo in Barriera di Milano. «Appena riceveremo il via libera del Comune individueremo le aree e partiremo con la prima», spiega Carlo Spinelli di Urban Center. «Speriamo già a settembre». Dovrebbe funzionare così: il Comune presterà i terreni, li renderà pedonabili, fornirà l’acqua e la recinzione; per contro residenti, scuole o associazioni si impegneranno a farne aree ecologiche, aprirle a tutti e organizzare periodicamente eventi pubblici.

Il piano prevede step definiti: nel primo anno saranno scelte quattro aree e costruiti altrettanti giardini. Il criterio sarà uno solo: non muovere un dito senza che i residenti siano attivamente coinvolti e affiancare alla rivoluzione urbanistica della Variante 200 una riqualificazione più soft. Un occhio alla vivibilità del quartiere, riducendo l’impatto delle costruzioni, e un occhio agli aspetti economici: «I giardini favoriscono l’aumento del valore economico e simbolico della zona: avere vicino a casa uno spazio animato e vissuto da molte persone favorisce il senso di appartenenza e identificazione con l’ambiente di vita quotidiano», sostiene Spinelli.

Il processo di rinnovamento che stravolgerà il volto dell’area Nord di Torino, grazie alle nuove infrastrutture, modificherà in maniera radicale anche l’immagine. A chi arriverà da Est, Torino sembrerà un’altra. «Le nuove aree verdi possono diventare catalizzatori di nuove esigenze, ed essere perciò uno strumento importante per migliorare l’immagine di un quartiere», spiegano i progettisti. Se ci riusciranno Barriera Milano diventerà davvero il cuore della nuova Torino.

fonte: lastampa

Orto come hobby

Stamattina leggiamo con gusto questa notizia dal sito dell’agenzia ANSA che abbiamo voluto condividere con voi:

ANSAROMA – Con il primo week end di primavera oltre tre italiani su dieci escono all’aperto in orti, giardini e terrazzi ed iniziano a zappare per impegnarsi, oltre che nella tradizionale cura dei vasi di fiori nella coltivazione fai da te di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini. E’ quanto stima la Coldiretti che, utilizzando l’ultimo rapporto Istat sul tempo libero, spiega che “si tratta di un interesse in rapido aumento con il 37 per cento dei cittadini che dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto” e indica anche come realizzare un orto sul balcone.

Si tratta di un hobby che – sottolinea la Coldiretti – coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani, considerato che è praticato da più di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l’interesse aumenta con l’età e raggiunge quasi la metà degli over 65. L’orto è un’opportunità non solo per chi dispone di ampi spazi all’aria aperta ma – precisa la Coldiretti – anche di semplici terrazzi grazie all’ ampia offerta di piante adatte alla coltivazione in vaso. Le varietà disponibili al vivaio per preparare l’orto in terrazzo sono tantissime e tra le novità disponibili per i dilettanti agricoli, oltre ai peperoncini piccanti dalle mille forme, ci sono anche legumi come piselli, fagioli, fave e ceci.

Si tratta in alcuni casi di varietà ottenute naturalmente attraverso incroci naturali, mentre altre volte si tratta di normali prodotti dell’orto che si adattano a crescere anche in spazi ridotti come i vasi. Le piantine più richieste – continua la Coldiretti – sono quelle di insalata (facili da coltivare, raccolto in 40 giorni) ma molto gettonate sono anche le piantine di pomodori, soprattutto le varietà per fare il sugo in casa. Per realizzare il mini orto da terrazzo non basta scegliere il tipo di prodotto, ma occorre tener presente l’esposizione del balcone ed anche il tipo di terra (va prelevata da campi incolti o arricchita con concime naturale).

L’ortomania è un fenomeno che sta contagiando in realtà tutto il mondo come negli Stati Uniti dove l’orto in terrazzo sta appassionando secondo la Coldiretti l’upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli e case di New York, San Francisco, Boston. Se alla Casa Bianca nell’orto di Michelle e Barack Obama si producono broccoli e zucchini, in quello di Buckingham Palace i giardinieri reali coltivano pomodori, fagioli rampicanti, cipolle, porri e carote mentre “un piccolo orto” per la tavola del Papa nei giardini Vaticani era stato annunciato addirittura dall’Osservatore Romano. Ma a promuovere l’attività sono anche le più recenti ricerche scentifiche. Secondo uno studio dell’Università di Uppsala in Svezia, durato 35 anni ed ora pubblicato sul British Medical Journal, chi fa giardinaggio guadagna circa un anno di vita (anche due se l’attività è più intensa) anche se l’impegno deve durare almeno dieci anni prima di vedere un effetto statisticamente significativo.

fonte: ansa

Il Più Grande Orto di Roma

Ecco un altro articolo sull’esperienza degli orti urbani. Questa volta siamo a Roma e in un servizio della RAI, scopriamo un angolo di verde recuperato dal degrado di questa metropoli.

Laddove c’erano rifiuti e abusivismo oggi ci sono 50 ettari di campi coltivati con metodo biologico. E’ la favola urbana di Co.bra.gor, la cooperativa braccianti agricoli organizzati, che in trent’anni ha realizzato il più grande orto urbano dentro il raccordo anulare di Roma, un riferimento di quartiere dove la gente va a fare la spesa a km 0. Frutta e verdura di stagione, tutto a un euro o a un euro e mezzo. Spesa sulla fiducia: se non c’è nessuno alla bottega , perché gli addetti sono fuori a lavorare nei campi, si lasciano i soldi alla cassa. Co.bra.gor, accoglie tutti: dai bambini che imparano a conoscere mucche, galline e somari, a coltivare gli odori e a infornare i biscotti, alle persone con disturbi mentali del vicino Santa Maria della Pietà, l’ex ospedale psichiatrico cui appartenevano i terreni fino al 1956.A Tg1 /Fa’ la cosa giusta una giornata alla Cooperativa Braccianti agricoli Co.bra.gor, un’avventura nata nel 1977 quando una decina di giovani occuparono i terreni degradati tra il Santa Maria della Pietà, l’ospedale San Filippo Neri e il carcere minorile, che oggi per i romani sono uno spicchio di campagna , sottratta al degrado , piena di amore e di storia .

fonte: rai

Stampi in Silicone

Apriamo questa nuova rubrica qui su Ricette Vegan, sugli Utensili da Cucina e sui gadgets che ci torneranno utili nella preparazione dei nostri manicaretti.

Iniziamo con gli stampi in silicone, molto pratici per chi si cimenta con i dolci, ma non solo, anche per alcune ricette salate diventano degli strumenti piuttosto utili.

Ma sentiamo cosa scrivono in questo interessante articolo su ricetteonline:

Flessibili, resistenti e colorati… Gli stampi in silicone, dopo il grande successo riscosso tra i più noti maestri e chef nel settore della pasticceria e della gastronomia, arrivano nelle cucine di tutti.

I vantaggi del silicone in cucina
Ci sono diversi stampi di varie forme, misure e colori.
Gli stampi in silicone risultano molto pratici perché non occorre imburrarli prima dell’utilizzo e le varie sagome permettono di creare dolci, salatini, biscotti o budini di forma perfetta, dato che la semplicità di estrazione dei prodotti è garantita dall’antiaderenza e dalla flessibilità naturale del silicone.
Questi stampi di nuova generazione sono inoltre facilmente lavabili, anche in lavastoviglie e occupano poco spazio poiché possono essere riposti anche piegati o arrotolati, senza che questo li danneggi minamene.
Un ulteriore vantaggio offerto da questo materiale è la resistenza alle temperature, sia alte che basse: il silicone tollera infatti temperature che vanno dai – 40° C fino ai + 280° C, il che consente di realizzare la maggior parte delle operazioni di surgelazione e di cottura abituali, con il vantaggio di non dover cambiare contenitore.
Gli stampi in silicone offrono quindi la possibilità di eseguire tutte le preparazioni di prodotti dolci e salati, sostituendo totalmente l’utilizzo di teglie e stampi in metallo: possono essere infatti utilizzati in forni ventilati, in forni a temperatura statica, in microonde, in frigorifero ed in freezer.

Sono sicuri per la salute?
Gli stampi e le tortiere da cottura flessibili e antiaderenti di nuova generazione sono interamente realizzati in silicone alimentare, perfettamente conforme alle leggi internazionali che regolano l’utilizzo di materiali destinati al contatto alimentare.
Tuttavia è consigliabile evitare di comprare stampi di origine ignota ma solo quelli prodotti da aziende italiane, che possano dare una giusta garanzia sull’origine del materiale utilizzato, anche se questo comporta una maggiorazione della spesa d’acquisto.
Generalmente gli stampi in silicone da cucina sono realizzati in silicone solido platinico o perossidico. Ad entrambi sarebbero da preferire gli stampi realizzati in silicone liquido platinico, poiché è più puro e capace di garantire la totale alimentarietà del prodotto, nonché una maggiore antiaderenza ed elasticità.
Il silicone liquido platinico viene comunemente utilizzato in campo medico, proprio perché non contiene componenti tossici e presenta un minor contenuto di sostanze volatili, comunque eliminate integralmente in seguito ad un apposito trattamento termico prolungato.

Consigli d’uso
Il primo utilizzo

Dopo aver lavato accuratamente lo stampo con acqua calda o in lavastoviglie, al primo utilizzo è consigliabile imburrare oppure oliare la superficie interna dello stampo.
Tale operazione è da effettuare solo la prima volta col fine di garantire la massima antiaderenza dello stampo. Per tutti i successivi utilizzi non servirà più ungere né con burro, né con altri grassi.
Infine, non è obbligatorio ma sarebbe preferibile farequalche cottura “a vuoto”, magari con del pane bagnato, da buttare poi senza troppi rimpianti.

La sformatura
L’estrema flessibilità degli stampi in silicone facilita incredibilmente la sformatura, garantendo sempre risultati perfetti. Nel caso di preparati cotti, si consiglia di attendere il completo raffreddamento prima di sformare. Per le preparazioni molli tipo budini, si consiglia invece di farle rapprendere mettendole per qualche ora in freezer. Un passaggio in frigo o freezer prima di sformare si consiglia anche dopo la cottura di impasti particolarmente dolci e collosi.

Il lavaggio
Gli stampi da cucina in silicone si lavano agevolmente in lavastoviglie o a mano con acqua calda.
Per rimuovere qualsiasi residuo in caso di unto persistente, è sufficiente far bollire lo stampo in acqua per 10 minuti.

I tempi di cottura
Per una perfetta riuscita della cottura, è meglio utilizzare una temperatura del forno inferiore di circa 10°C e una durata superiore di circa 10 minuti, rispetto alle indicazioni dei ricettari che prevedono l’utilizzo di stampi metallici.

Altre precauzioni
Non utilizzare all’interno degli stampi in siliconeoggetti taglienti o appuntiti.
Non porre mai gli stampi a contatto con fiamme libere o fonti dirette di calore e non utilizzarli con lafunzione crisp nel forno a microonde.

fonte: ricetteonline

Seed Savers

Mentre cercavamo informazioni per reperire delle sementi che non siano modificate geneticamente per il nostro orticello urbano, abbiamo conosciuto qualcosa che ci era sfuggito fin’ora. I Seed Savers!

Facendo un ulteriore ricerca su internet abbiamo trovato non poche informazioni a riguardo e alcune di queste le vogliamo condividere con voi.

Intanto su Wikipedia abbiamo trovato questo:

In agricolturagiardinaggio, il termine inglese seed saving indica la pratica di conservare semi di fiorivegetali. La conservazione delle sementi era in passato una tradizione agricola finalizzata al mantenimento di fattoriegiardini; oggi invece le sementi vengono acquistate a seconda delle necessità e producono piante ibridizzate, quindi l’attività di conservazione delle sementi è svolta solo da appassionati di giardinaggio o finalizzata a interessi ambientalistici. Chi pratica il seed saving è chiamato seed saver, letteralmente “conservatore di semi”, cercatore e conservatore informale di vecchie varietà locali o di agrobiodiversità non autoctone soggette a fenomeni di erosione genetica, affinché non si estinguano.

Esistono nel mondo numerose organizzazioni non governative che organizzano reti di seed saver per lo scambio di semi.

Su altri siti abbiamo poi trovato altri dettagli fino ad arrivare nello specifico ad una piccola banca dei semi da noi reperibile. Vi lasciamo di seguito e nella colonna di sinistra i link per arrivarci.

E voi lo sapevate che esistevano i seed savers?

Link Utili:
http://www.seedsavers.org/
http://www.civiltacontadina.it/
http://www.ilcorniolo.com/semi.html