Orto Ins-orto!

Leggiamo dalle notizie du internet di un nuovo orto urbano a Roma e siamo contenti di parlarne anche sul nostro sito. Di seguito trovate l’invito all’evento.
Grande festa di inaugurazione del nostro Orto Ins-Orto Domenica 20 febbraio 2011 ore 11.00 Via degli Angeli (vicino l’Arca)

Siamo un gruppo di persone, perlopiù residenti nei quartieri Quadraro-Vigne-Torpignattara, che hanno deciso di organizzare la riappropriazione e la lavorazione di terreni agricoli ancora presenti in zona e cominciare a coltivare insieme un ORTO URBANO NEL QUARTIERE.

Abbiamo a cuore il nostro benessere e quello delle generazioni future. Per questo ci rattrista l’idea di una società che sta scivolando sempre più nell’autodistruzione, con l’inquinamento, la speculazione delle rendite sui terreni e la cementificazione di vaste aree del paesaggio urbano.
L’acqua, l’aria e la terra sono beni comuni.
L’idea di coltivare un orto insieme ci entusiasma.

Lavorazione della terra e distribuzione solidale, dunque, con agricoltura biologica e sinergica, liberazione di uno spazio all’aperto a disposizione di tutti per attività formative (comprese l’apprendimento di tecniche di coltivazione), ludiche e sociali.

Un progetto semplice e aperto, ma per questo forse ancora più ambizioso, che richiede non solo il sostegno e la solidarietà dei quartieri, ma anche la collaborazione diretta nelle forme che ciascuno può dare. Un progetto completamente autofinanziato privo di fini commerciali ed elettorali. Un progetto che vuole cucire nel tessuto del quartiere la gioia e la felicità di un lavoro libero e autorganizzato e promuovere un ritorno ad un’alimentazione sana.

Anche se la piovra della metropoli continua ad allungare i suoi tentacoli, preferiamo credere che prendersi cura della terra e seguire i suoi ritmi equivalga a prendersi cura di se stessi. Per questo crediamo molto nel progetto dell’orto, per cominciare a favorire la nascita di un modello di lavoro e di relazioni più a misura d’uomo, più degno di essere vissuto, per la qualità della vita.

Grande festa di inaugurazione del nostro Orto Ins-Orto
Domenica 20 febbraio 2011 ore 11.00
Via degli Angeli (vicino l’Arca)

Si zappa, si mangia, si parla, si gioca, si progetta insieme il nostro futuro orto
CONTRO I VELENI DELLA CITTA’ SIAMO INS-ORTI. FACCIAMO GLI ORTI!!

per info contatti idee… [email protected]

Orti e giardini tra i palazzi così Torino imiterà Parigi

Ricordate la storia del signor Chen? Piombò a Milano, in via dell’Aprica, periferia Nord, un paio d’anni fa. Per uno costretto ad abbandonare le campagne dello Zhejiang, in Cina, l’asfalto della strada e quel panorama di grigio cemento sembravano una seconda maledizione. Vide tre pezzi di terra incolta e ne fece il suo orto. Zappava e i vicini lo squadravano ostili. Quando arrivò con il primo raccolto sottobraccio chiamarono i vigili. «Di fronte a casa mia c’è un pezzo di terra incolta, che male faccio se la coltivo?», spiegò. L’orto rimase al suo posto, dicono ci sia ancora oggi.

Presto anche a Torino arriveranno i «jardins partagés»

A Milano c’è voluta la disarmante ingenuità di un cinese, e comunque gli orti urbani si sono arenati al fazzoletto di terra di mister Chen. A Torino, invece, stanno mettendo in piedi qualcosa di più «organizzato». Un piano che ha un obiettivo preciso: umanizzare l’enclave di quella che sarà la più grande trasformazione urbanistica dei prossimi vent’anni, la Variante 200; riqualificare lembi di città con idee semplici, su piccola scala e con budget limitati, complementari al grande restyling. Il progetto – realizzato da agenzia Stilema, Urban Center e Parco d’arte vivente – è già stato depositato sui tavoli degli assessori all’Ambiente e all’Urbanistica Tricarico e Viano, ricevendo la benedizione di entrambi. Il primo intervento dovrebbe partire già a settembre.

A Parigi, dove sono una realtà, li chiamano «jardins partagés». Ce ne sono più di 50, sparsi per tutta la metropoli: spazi abbandonati – tra un condominio e l’altro o tra due edifici – troppo piccoli per trovare una destinazione, senza proprietari né privati interessati a rivitalizzarli. Li hanno trasformati in aree verdi, giardini, orti, parchi gioco progettati, creati e gestiti con la partecipazione degli abitanti del quartiere. Da quest’autunno anche Torino li avrà, per ora solo in Barriera di Milano. «Appena riceveremo il via libera del Comune individueremo le aree e partiremo con la prima», spiega Carlo Spinelli di Urban Center. «Speriamo già a settembre». Dovrebbe funzionare così: il Comune presterà i terreni, li renderà pedonabili, fornirà l’acqua e la recinzione; per contro residenti, scuole o associazioni si impegneranno a farne aree ecologiche, aprirle a tutti e organizzare periodicamente eventi pubblici.

Il piano prevede step definiti: nel primo anno saranno scelte quattro aree e costruiti altrettanti giardini. Il criterio sarà uno solo: non muovere un dito senza che i residenti siano attivamente coinvolti e affiancare alla rivoluzione urbanistica della Variante 200 una riqualificazione più soft. Un occhio alla vivibilità del quartiere, riducendo l’impatto delle costruzioni, e un occhio agli aspetti economici: «I giardini favoriscono l’aumento del valore economico e simbolico della zona: avere vicino a casa uno spazio animato e vissuto da molte persone favorisce il senso di appartenenza e identificazione con l’ambiente di vita quotidiano», sostiene Spinelli.

Il processo di rinnovamento che stravolgerà il volto dell’area Nord di Torino, grazie alle nuove infrastrutture, modificherà in maniera radicale anche l’immagine. A chi arriverà da Est, Torino sembrerà un’altra. «Le nuove aree verdi possono diventare catalizzatori di nuove esigenze, ed essere perciò uno strumento importante per migliorare l’immagine di un quartiere», spiegano i progettisti. Se ci riusciranno Barriera Milano diventerà davvero il cuore della nuova Torino.

fonte: lastampa

Orto come hobby

Stamattina leggiamo con gusto questa notizia dal sito dell’agenzia ANSA che abbiamo voluto condividere con voi:

ANSAROMA – Con il primo week end di primavera oltre tre italiani su dieci escono all’aperto in orti, giardini e terrazzi ed iniziano a zappare per impegnarsi, oltre che nella tradizionale cura dei vasi di fiori nella coltivazione fai da te di lattughe, pomodori, piante aromatiche, peperoncini. E’ quanto stima la Coldiretti che, utilizzando l’ultimo rapporto Istat sul tempo libero, spiega che “si tratta di un interesse in rapido aumento con il 37 per cento dei cittadini che dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto” e indica anche come realizzare un orto sul balcone.

Si tratta di un hobby che – sottolinea la Coldiretti – coinvolge allo stesso modo maschi e femmine e che piace ai giovani, considerato che è praticato da più di uno su quattro di quelli con età compresa tra i 25 e i 34 anni, anche se l’interesse aumenta con l’età e raggiunge quasi la metà degli over 65. L’orto è un’opportunità non solo per chi dispone di ampi spazi all’aria aperta ma – precisa la Coldiretti – anche di semplici terrazzi grazie all’ ampia offerta di piante adatte alla coltivazione in vaso. Le varietà disponibili al vivaio per preparare l’orto in terrazzo sono tantissime e tra le novità disponibili per i dilettanti agricoli, oltre ai peperoncini piccanti dalle mille forme, ci sono anche legumi come piselli, fagioli, fave e ceci.

Si tratta in alcuni casi di varietà ottenute naturalmente attraverso incroci naturali, mentre altre volte si tratta di normali prodotti dell’orto che si adattano a crescere anche in spazi ridotti come i vasi. Le piantine più richieste – continua la Coldiretti – sono quelle di insalata (facili da coltivare, raccolto in 40 giorni) ma molto gettonate sono anche le piantine di pomodori, soprattutto le varietà per fare il sugo in casa. Per realizzare il mini orto da terrazzo non basta scegliere il tipo di prodotto, ma occorre tener presente l’esposizione del balcone ed anche il tipo di terra (va prelevata da campi incolti o arricchita con concime naturale).

L’ortomania è un fenomeno che sta contagiando in realtà tutto il mondo come negli Stati Uniti dove l’orto in terrazzo sta appassionando secondo la Coldiretti l’upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli e case di New York, San Francisco, Boston. Se alla Casa Bianca nell’orto di Michelle e Barack Obama si producono broccoli e zucchini, in quello di Buckingham Palace i giardinieri reali coltivano pomodori, fagioli rampicanti, cipolle, porri e carote mentre “un piccolo orto” per la tavola del Papa nei giardini Vaticani era stato annunciato addirittura dall’Osservatore Romano. Ma a promuovere l’attività sono anche le più recenti ricerche scentifiche. Secondo uno studio dell’Università di Uppsala in Svezia, durato 35 anni ed ora pubblicato sul British Medical Journal, chi fa giardinaggio guadagna circa un anno di vita (anche due se l’attività è più intensa) anche se l’impegno deve durare almeno dieci anni prima di vedere un effetto statisticamente significativo.

fonte: ansa

Il Più Grande Orto di Roma

Ecco un altro articolo sull’esperienza degli orti urbani. Questa volta siamo a Roma e in un servizio della RAI, scopriamo un angolo di verde recuperato dal degrado di questa metropoli.

Laddove c’erano rifiuti e abusivismo oggi ci sono 50 ettari di campi coltivati con metodo biologico. E’ la favola urbana di Co.bra.gor, la cooperativa braccianti agricoli organizzati, che in trent’anni ha realizzato il più grande orto urbano dentro il raccordo anulare di Roma, un riferimento di quartiere dove la gente va a fare la spesa a km 0. Frutta e verdura di stagione, tutto a un euro o a un euro e mezzo. Spesa sulla fiducia: se non c’è nessuno alla bottega , perché gli addetti sono fuori a lavorare nei campi, si lasciano i soldi alla cassa. Co.bra.gor, accoglie tutti: dai bambini che imparano a conoscere mucche, galline e somari, a coltivare gli odori e a infornare i biscotti, alle persone con disturbi mentali del vicino Santa Maria della Pietà, l’ex ospedale psichiatrico cui appartenevano i terreni fino al 1956.A Tg1 /Fa’ la cosa giusta una giornata alla Cooperativa Braccianti agricoli Co.bra.gor, un’avventura nata nel 1977 quando una decina di giovani occuparono i terreni degradati tra il Santa Maria della Pietà, l’ospedale San Filippo Neri e il carcere minorile, che oggi per i romani sono uno spicchio di campagna , sottratta al degrado , piena di amore e di storia .

fonte: rai

Seed Savers

Mentre cercavamo informazioni per reperire delle sementi che non siano modificate geneticamente per il nostro orticello urbano, abbiamo conosciuto qualcosa che ci era sfuggito fin’ora. I Seed Savers!

Facendo un ulteriore ricerca su internet abbiamo trovato non poche informazioni a riguardo e alcune di queste le vogliamo condividere con voi.

Intanto su Wikipedia abbiamo trovato questo:

In agricolturagiardinaggio, il termine inglese seed saving indica la pratica di conservare semi di fiorivegetali. La conservazione delle sementi era in passato una tradizione agricola finalizzata al mantenimento di fattoriegiardini; oggi invece le sementi vengono acquistate a seconda delle necessità e producono piante ibridizzate, quindi l’attività di conservazione delle sementi è svolta solo da appassionati di giardinaggio o finalizzata a interessi ambientalistici. Chi pratica il seed saving è chiamato seed saver, letteralmente “conservatore di semi”, cercatore e conservatore informale di vecchie varietà locali o di agrobiodiversità non autoctone soggette a fenomeni di erosione genetica, affinché non si estinguano.

Esistono nel mondo numerose organizzazioni non governative che organizzano reti di seed saver per lo scambio di semi.

Su altri siti abbiamo poi trovato altri dettagli fino ad arrivare nello specifico ad una piccola banca dei semi da noi reperibile. Vi lasciamo di seguito e nella colonna di sinistra i link per arrivarci.

E voi lo sapevate che esistevano i seed savers?

Link Utili:
http://www.seedsavers.org/
http://www.civiltacontadina.it/
http://www.ilcorniolo.com/semi.html

La Rivoluzione degli Orti Urbani

Abbiamo trovato un altro articolo interessante a riguardo degli orti urbani. In particolare questa volta parliamo di come l’amministrazione Obama in america abbia incentivato l’utilizzo degli orti urbani per l’autosostenimento delle fascie piu’ disagiate. Ringraziamo il sito Protonutrizione per aver pubblicato questi articolo interessante.

Sono ben 10.000 coltivatori diretti. Si chiamano Kitchen Gardeners, coltivano e mangiano quello che raccolgono, sono indipendenti, molti vivono e coltivano in città.

Il Presidente Obama vanga il giardino della Casa Bianca

Tra le varie attività dedicate a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della produzione e consumo sostenibile i Kitchen Gardeners hanno organizzato la petizione Eat the view. Ovvero chiedere a Barack Obama di coltivare un orto nei giardini della Casa Bianca.

Intanto, la first lady Michelle ha importato nella sua nuova dimora la tendenza del mangiare local, ovvero il consumo di cibi prodotti o allevati a distanza sostenibile da casa, entusiasmando siti web come La Vida LocavoreGristmill che si fanno paladini di un’agricoltura sostenibile e del consumo di alimenti che non devono essere spediti da altri paesi o regioni lontane sprecando enormi quantità di combustibili fossili prima di arrivare in tavola.

In una delle sue ultime apparizioni in pubblico, parlando ai dipendenti del Dipartimento dell’Agricoltura, la first lady ha lodato il lavoro dei “community garden”, gli orti comunitari di quartiere che interrompono la monotonia del cemento e “forniscono frutta e verdura a tante comunità del nostro paese e nel mondo. Quando il cibo viene cresciuto localmente, ha anche un sapore migliore”.

E in Italia? Anche da noi si diffonde sempre più la passione che porta a costruire spazi verdi su terrazzi, balconi e altre aree urbane.

Secondo lo studio della Coldiretti è un hobby che coinvolge più di uno su quattro con età compresa tra i 25 e i 34 anni e quasi la metà degli over 65.

Nascono così le nuove “campagne urbane”. Per inseguire “l’autarchia da balcone”, come la definisce Marinella Correggiaautrice di numerosi libri. Ma anche per azzerare il numero di chilometri da far percorrere al cibo che ci alimenta.

fonte: protonutrizione